di Stefania Gargiulo
“Questo libro – spiega l’autrice – è nato dalla mia tesi di laurea ed è l’insieme di materiale raccolto in quindici anni della mia vita”. Per questo non vuole essere il classico racconto dei disastri dell’esistenza privata, non troppo invidiabile, della Magnani, ma un’analisi della sua arte e di conseguenza della sua essenza, in bilico tra cinema e teatro, realtà e finzione.
Un’analisi di film e di personaggi nati come creature teatrali e divenuti come per magia gemme del nostro cinema e parte dei nostri ricordi. Il lavoro della Ricci è fatto anche di aneddoti ritrovati nei racconti di chi più le è stato vicino e di chi ha assistito alla sua crescita prima in teatro, percorso iniziato nel 1927 nella scuola di arte drammatica Eleonora Duse diretta da Silvio D’Amico, e solo dopo al cinema.
Da qui deriva anche la scelta di focalizzare l’attenzione, nel libro, su tre lavori cinematografici che nascono da altrettante opere teatrali: Assunta Spina (regia di Mario Mattoli, 1947) girato subito dopo la separazione da Roberto Rossellini, La carrozza d’oro (regia di Jean Renoir, 1953) e Pelle di serpente (regia di Sidney Lumet, 1959).
“Il teatro è stato – racconta Chiara Ricci – il suo grande amore, negli ultimi anni della sua carriera decide, infatti, di congedarsi dal suo pubblico risalendo sul palcoscenico, a distanza di circa 10 anni dall’ultimo spettacolo, e interpretando prima La Lupa e poi la Medea”. La scelta della giovane autrice, che sin da piccola l’ha cercata in tante immagini e nei sbiaditi filmati d’archivio, di non raccontare nulla di prettamente personale, “tra una lacrima di troppo e una carezza di meno”, è dettata dalla consapevolezza che in troppi ne hanno già abusato.
Piuttosto, si delinea uno sguardo posato sulla carriera e sulla sincerità di una donna di carattere, più che di cattivo carattere; Anna Magnani era la “personificazione dell’arte” proprio così la definì Jean Renoir che, come altri famosi registi italiani e non, la elesse sua musa nonostante i tanti difetti, anche fisici, che la contrapponevano alle dive per eccellenza come la Loren o Ingrid Bergman, sua rivale anche fuori dal set.
Resta oggi un’attrice completa, versatile sebbene in una vecchia intervista è chiaro che non pensasse di esserlo: “Ma io non so nemmeno se lo sono, un’attrice… cosa vuol dire essere un’attrice? Io una sera sono in un modo, una sera sono in un altro. Un’attrice dovrebbe essere tutte le sere uguale. Ma io non so giudicarmi. Confesso francamente che se mi chiedessero di dare un’opinione su me stessa, non saprei darla… la lascerei dare ad altri”.
Chiara Ricci, Anna Magnani. Vissi d'arte, vissi d'amore. Roma, Sabinae, 2009.








