La Civiltà

Sabato, 19 Maggio 2012

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Ponte Milvio

di Marianna De Padova

Ponte_MolloEra circa la metà degli anni Duemila quando Federico Moccia, probabilmente in maniera inconsapevole, diede nuovo lustro a Ponte Milvio: infatti i suoi protagonisti su quel ponte vissero il loro amore, il cui simbolo era il lucchetto legato al lampione. Quella scena così romantica è subito diventata un cult per le giovani coppie di adolescenti romani, che presero presto a imitarli.

Tanto da costringere le autorità capitoline a predisporre degli interventi restrittivi a questa usanza tutta romana, ponendo delle sbarre nelle vicinanze cui poter legare i lucchetti. Si tratta in effetti di una tradizione ormai consolidata tra i giovani romani, che contribuisce a rendere Roma unica, ma c’era la necessità di salvaguardare questo importante ponte romano. Perché se tutti conoscono la storia dei lucchetti, pochissimi ricordano la storia vera del ponte.

Una storia che si perde nella notte dei tempi, addirittura introno alla Seconda guerra punica, nel 207, quando venne menzionato per la prima volta, ed era probabilmente in legno. Solo qualche tempo dopo venne realizzato in muratura, grazie all’autorizzazione di un magistrato di nome Molvius, da cui deriva Milvio, ma anche più familiarmente Mollo (circolava infatti una leggenda, secondo cui il ponte fosse "molleggiato").

Sin da subito il ponte si dimostrò essenziale per le comunicazioni e i trasporti dell’antica Roma: nei pressi del ponte confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la via Clodia e la via Veientana. Di fatto Ponte Milvio era uno dei ponti più importanti della romanità. Non solo per motivi urbanistici e logistici il ponte passò alla storia, ma anche e soprattutto per la conversione di Costantino al cristianesimo, conversione che segnò la storia dell’Occidente.

Era il 312 d.C. quando Costantino e Massenzio si scontrarono nelle campagne adiacenti a Ponte Milvio per stabilire chi dei due dovesse governare l’Impero. La leggenda vuole che quella notte Costantino abbia sognato la vittoria, se il suo esercito si fosse messo sotto la protezione divina. Così prima della battaglia inserì il simbolo cristiano nel suo vessillo. È storia che vinse lui, con conversione annessa: se fu per convenienza politica o vero miracolo, noi non sappiamo, ma Ponte Milvio ne fu muto testimone.

La decadenza dell’Impero romano fu anche del ponte, tanto che svariati furono i restauri che subì: in Epoca medievale a una estremità venne realizzata una torretta di avvistamento, poi demolita nel 1458, insieme ad altre parti lignee. Ma solo nel 1805 Pio VII affidò a Giuseppe Valadier la risistemazione del ponte.

Giuseppe Valadier era molto attivo su Roma, infatti già nel 1794 aveva presentato un primo progetto di risistemazione di Piazza del Popolo. Progetto, che con alcune varianti, fu però portato a termine solo nel 1822. Valadier pensò per Ponte Milvio una soluzione sempre neoclassica, come nel suo stile, ma dallo stampo rigoroso, quasi militare. Infatti sull’imbocco settentrionale, realizzò una torretta, quella che tutt’oggi caratterizza il prospetto più famoso del ponte.

Ma le peripezie di Ponte Milvio non erano ancora finite: nel 1849 Garibaldi lo fece saltare per rallentare l’avanzata delle truppe francesi, e l’anno dopo papa Pio IX lo fece risistemare nuovamente per restituirlo alla circolazione.

Solo nel 1978 fu definitivamente chiuso al traffico automobilistico, anche grazie alla realizzazione, negli anni Cinquanta, di Ponte Flaminio. Isola pedonale nella Roma Nord, è così potuto diventare centro di ritrovo per i ragazzi, che hanno ispirato la storia di Federico Moccia, con i sui famosissimi lucchetti.

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