di Paola Poeta
Il Natale che ritorna. E ripropone a ognuno come accogliere e collocare questo evento, che fa sorgere speranze, e che ognuno vorrebbe foriero di bellezza e di novità. Ma spesso dopo l’Epifania (“che tutte le feste porta via”) possiamo sentirci delusi, addirittura tristi.
Sappiamo che viviamo in un tempo nel quale il Natale ha smarrito il suo significato profondo: oltre a essere una festa sociale di doni e regali come ogni altra festa, di consumo materiale, da un punto di vista religioso non è rimasto quasi nulla.
Si può trovare un rimedio a questo stato d’animo, che in alcuni genera prostrazione al solo avvicinarsi delle festività natalizie. Consiste nel capire che la gioia vera e sincera del Natale, non è il dono esterno che attendiamo il 25 dicembre di ogni anno, ma può sorgere dal pensiero e dal sentimento di ognuno. Ed è una posizione privilegiata perché così tutti siamo liberi di scoprire tante cose.
In un’epoca culturale di estrema povertà spirituale come la nostra, può apparire sorprendente riconsiderare il Natale cristiano, cioè la discesa dello spirito che si fa umano, come necessità di rinascita interiore, l’unica in grado di consentire la nascita del Bambino Gesù nel cuore di ognuno. Occorre però la decisione cosciente di riconquistare la luce dello spirito che capisce il bene e il male, capisce la sofferenza. Se non si è felici vivendo materialisticamente vuol dire che la natura umana ha la possibilità di accedere alla felicità vivendo come essere portatore di un principio divino, senza alcuna costrizione esteriore.
Ed è così che tutto ciò che trova e si riempie di significato diventa comprensibile e amabile. Se proviamo a ripensare come vivevano il Natale gli uomini di qualche secolo fa (che non conoscevano il materialismo attuale) capiamo quanto e come quegli uomini si adoperavano per celebrare il Natale come evento di vittoria dell’amore. L’alternativa a un pensiero moderno scontato, superficiale, routinario, che non pone più domande, è riprendere l’evento del Natale come esperienza di commozione interiore e di gratitudine, immaginandola e visualizzandola come una fiammella al centro del cuore che riscalda e illumina giorno dopo giorno l’esperienza quotidiana.
Il Natale dell’uomo moderno può essere quello che crea una rinascita delle forze di amore dentro l’uomo e per l’uomo. Se riusciamo a schierarci dalla parte dell’amore incondizionato, è possibile che insieme allo scintillio delle luci del periodo natalizio si compia il miracolo di gioia e luce entro ognuno di noi, riconoscendolo tale in ogni giorno dell’anno.
La festa del Natale a Roma ha cominciato a celebrarsi nell’anno 354. Fino a quell’anno le feste del cristianesimo erano l’Epifania, la rivelazione cristica nell’umano Gesù di Nazareth, e la Pasqua. Dal quarto secolo, cioè dall’anno 354, la nascita del Bambino Gesù si è celebrata il 24 dicembre. Significa che ci si è spostati indietro di dodici giorni per la necessità dell’umanità (allontanatasi dalla tradizione spirituale che si rivelava nel giorno dell’Epifania, il significato essoterico è infatti manifestazione) di affermare qualcosa di visibile attraverso l’incarnazione umana del Gesù. Con la necessità di un fenomeno visibile, umanamente e materialmente visibile, si è aperta la strada al materialismo. Il periodo dal 24 dicembre al 5 gennaio corrisponde alle dodici notti sante, e rappresentano il cammino degli esseri umani, l’esperienza di ripresa dall’oscurità alla Luce del Divino.
Celebrare il Natale oggi significa rinascere nell’anima, cercarla e viverla in un modo reale. Ciò comincia da dentro non da fuori, non da lontano, non dagli organismi sociali, che prendono corpo attraverso la forma e le idee che ogni singolo individuo può trasmettere. Una delle possibilità fondamentali del Natale è la volontà e la gioia del far nascere gratitudine e calore, cioè dar vita interiore a un essere dell’amore. Soprattutto, il messaggio del Natale cristiano è di universalità, fratellanza, uguaglianza umana, così radicale e profonda che annulla le differenze sociali, culturali, economiche, annulla le disparità tra chi possiede (materialmente) di più e chi possiede di meno. La luce più grande è nata in una stalla. Distogliere lo sguardo da ciò che è interiore per guardare all’esterno è la tentazione non solo di certi poteri ma è anche la tentazione di molti.
Celebrare il Natale significa permettersi di far nascere solidarietà e idee amorevoli, che non sorgono spontanee, ma vengono conquistate dalla libertà della conoscenza, dal sopravvento del pensare. Possiamo individuare un’opportunità più propizia come quella offerta dal tempo presente?








