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Sabato, 19 Maggio 2012

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Percorso: Società Civile Economia La condizione economica delle piccole e medie imprese romane tra crisi reale e suggestione

La condizione economica delle piccole e medie imprese romane tra crisi reale e suggestione

di Luigi Blasi

euroEra il 15 settembre 2008 quando la Lehman Brothers Holdings Inc. annunciava l'intenzione di avvalersi del Chapter 11 del Bankruptcy Code statunitense (procedura molto simile al concordato preventivo previsto dalla Legge Fallimentare italiana) annunciando la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.
Il 15 settembre 2008 l'indice Dow Jones chiudeva in ribasso di 500 punti, realizzando la più grande caduta dopo quella che era seguita agli eventi dell'11 settembre 2001. Questo viene considerato l'episodio-miccia che ha fatto scoppiare la crisi mondiale di cui siamo ormai tutti spettatori da circa tre anni.

È veramente l'inizio di una crisi economica quasi senza precedenti o è l'immagine di un'economia mondiale in preda alle suggestioni collettive, fomentate da media sempre più abili nel loro ruolo di diffusori di notizie, generatori di tam tam virtuali che fanno due volte il giro del mondo in 24 ore? Questa è la domanda che ci poniamo ancora oggi, a tre anni da quegli eventi con di fronte un'economia fragile in preda a mercati febbricitanti di ripresa.
Ma la crisi è reale o siamo giunti ad un livello critico di suggestione tale da generare un circolo vizioso che non permette di porre la parola fine ad un periodo nero dell'economia mondiale? I dati parlano chiaro: l'Italia è in recessione, con una crescita negativa che ha investito anche il settore ICT, non più trainante come una volta.
Le banche proprio in questa fase sembrano non credere nei progetti delle PMI, nei loro business plan, spesso anche con maggior vigore di quanto non facessero nel picco più alto della crisi. Una crisi che si è andata fecondando da sola con un isolamento delle parti in causa senza precedenti. Negli ultimi tre anni si è letto di tutto: dai ripetuti pacchetti pubblici di interventi volti alla "correzione" della crisi ai suggerimenti degli esperti di settore.
Poco si è letto e si è fatto a favore di una maggiore cooperazione tra Pubblica Amministrazione e impresa. Perché le PMI erano da una parte a leccarsi ferite ancora inesistenti di una crisi annunciata, ma non realizzata e la PA dall'altra faceva di tutto per dimostrare che aveva gli strumenti per tirar fuori le imprese dalla crisi fomentando atteggiamenti di regressione e scelte imprenditoriali controproducenti finalizzate alla creazione di un paracadute in caso di crisi.
Così facendo la crisi è scoppiata sul serio. Immaginate un gruppo di imprenditori di un piccolo centro che decide di rispondere ad una crisi imminente: rinviare progetti, ridurre le riunioni operative tra colleghi, razionalizzare i consumi etc. Conseguenze? Calo degli acquisti di beni tecnologici; difficoltà di accesso al credito; taglio ai budget per contenere le spese; rinegoziazione o chiusura di contratti con i fornitori; stagnazione di nuovi progetti in azienda. Un congelamento dell'economia ... una crisi! È possibile che una congiuntura critica nasca dalla paura di una crisi imminente? È possibile che per paura della crisi si crei crisi? Se fosse così come ne esce una PMI? La Provincia di Roma ha lanciato poco più di un anno fa un pacchetto di iniziative volte a recuperare la forza produttiva e pianificare la ripresa economica che comprendeva sia aspetti direttamente finanziari (accesso al credito agevolato tramite Confidi) sia interventi di formazione del personale e formazione professionale on demand.
Nei primi sei mesi del 2010 "molte imprese romane hanno ridotto il proprio organico, in particolare le aziende con meno di 5 addetti (il saldo tra aumenti e diminuzioni di personale a giugno si è attestato al -19,4%) e sempre nello stesso periodo la riduzione degli utili ha colpito oltre una azienda su 3". E' questa la fotografia scattata dall'analisi congiunturale condotta dalla Cna di Roma: la crisi non è ancora alle spalle e a pagarne le conseguenze nella Capitale e nella sua Provincia sono soprattutto le piccole imprese.
"Rispetto alle precedenti indagini - continua l'analisi - tende ad allargarsi il divario di performance tra micro imprese e aziende più strutturate, segno questo che in Provincia le imprese più strutturate hanno saputo reagire prima e meglio delle altre ai primi flebili segnali di ripresa economica". Più avanti si legge che tra le difficoltà delle piccole imprese incide, anche "l'aumentata pressione tributaria decisa a livello locale. Gli spettri che limitano gli investimenti sono la minor liquidità, l'aumento della pressione fiscale e l'incertezza sul prossimo futuro. Solo il 22,3% degli imprenditori intervistati prevede, infatti, di investire, rilevante è la quota degli incerti (21,4%) e preponderante (56,3%) la fascia di imprenditori che ha congelato gli investimenti".
Si vedono però imprese che, dopo anni di difficoltà economiche, hanno di nuovo il portafogli ordini pieno o piccole imprese a gestione familiare puntare con successo sul web per ampliare un mercato altrimenti stazionario o ancora aziende di piccole dimensioni intraprendere un piano di ristrutturazione.
Sicuramente continuiamo a trovarci in un contesto macroeconomico difficile, in cui i rischi sono tutt'altro che scomparsi e i fattori che hanno creato la crisi finanziaria internazionale sono ancora dietro l'angolo, ma c'è anche altro: un cambio di scenario offerto dalle tante aziende che hanno ripreso a investire o che accettano di svilupparsi in una logica di aggregazione.
Si tratta di quegli imprenditori che, in un contesto competitivo in rapido mutamento, hanno accettato la sfida di rimettere in gioco le proprie aziende, la loro organizzazione, i prodotti, le reti di fornitura, le competenze, le nuove tecnologie per riagganciare la domanda. Queste scelte viste come azzardate da qualcuno determinano una selezione tra chi trae profitto in termini di nuove strategie e nuovi comportamenti e chi resta a guardare.
Ma lo stesso salto culturale deve essere perseguito anche dagli altri stakeholders: dal credito alla finanza, dalle professioni alle associazioni di rappresentanza, verso un nuovo rapporto tra pubblico e privato nel segno dell'innovazione e dell'internazionalizzazione La soluzione è un impegno reciproco alla rimozione di una cultura della crisi che affossa il presente in attesa di un futuro peggiore e sostituirla con una logica più pratica ed orientata alle possibilità offerte dal contesto economico che siamo vivendo, in modo da non compromettere definitivamente il futuro prossimo.
Se la suggestione ha creato la crisi o perlomeno un suo innaturale prolungamento, un atteggiamento più pragmatico può indicarci la via d'uscita.

 

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