A chi va l'otto per mille di quel contribuente che non effettua nessuna scelta? Cosa succede se un cittadino lascia in bianco tutte le caselle della relativa scheda? La maggior parte degli italiani ritiene erroneamente che l'otto per mille di queste persone vada automaticamente allo Stato.
Invece va quasi interamente alla Chiesa cattolica. Tutto questo in virtù di un meccanismo che ancora non è chiaro a molti e che cercheremo di spiegare. Diversi organi di informazione si sono occupati in passato di questo problema ma dato che sono ancora tanti coloro che hanno le idee confuse in materia abbiamo deciso di fare ulteriore chiarezza convinti che conoscere in quale tasche vanno a finire i soldi che paghiamo con le nostre tasse sia sinonimo di civiltà.
Come tutti sanno, la legge italiana riconosce la possibilità ad ogni cittadino, in sede di dichiarazione dei redditi, di versare una quota pari all'otto per mille della propria Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) allo Stato o ad una istituzione religiosa per scopi di carattere sociale, umanitario, religioso o culturale. Attualmente sono sette le istituzioni che possono beneficiare di tale contributo: lo Stato, la Chiesa cattolica, l'Unione italiana delle Chiese avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa valdese, la Chiesa evangelica luterana e l'Unione delle Comunità ebraiche. E' chiaro a tutti che la scelta da parte di ciascun contribuente di versare una piccola quota della propria imposta ad una istituzione beneficiaria non comporta alcun costo aggiuntivo poiché il cittadino sta semplicemente scegliendo di destinare a quella istituzione una piccola parte delle tasse che egli in realtà ha già pagato. Ma la stragrande maggioranza degli italiani ancora ignora che non si tratta di una vera e propria scelta poiché comunque, quasi tutti i contribuenti, volenti o nolenti, ogni anno finiscono per destinare il loro otto per mille alla Chiesa cattolica. La Chiesa infatti, grazie al particolare meccanismo, previsto dalla legge stessa, attraverso il quale vengono ripartite le quote dell'otto per mille dell'intero gettito IRPEF, riesce a percepire sia l'otto per mille di chi firma in suo favore, sia una grossa fetta di chi non firma per nessuno e quindi lascia in bianco i sette riquadri.
Per esprimere la scelta per la destinazione dell'otto per mille a favore di una delle sette istituzioni beneficiarie il contribuente deve compilare un'apposita scheda contenuta nei modelli previsti per la dichiarazione dei redditi (mod. 730 per i lavoratori dipendenti o pensionati e Unico Persone Fisiche per i lavoratori autonomi e altre categorie di lavoratori) apponendo la propria firma all'interno del riquadro corrispondente alla istituzione alla quale si vuole destinare il proprio otto per mille. Anche i contribuenti esonerati dall'obbligo della presentazione della dichiarazione (coloro che possiedono solo un reddito da lavoro e hanno solo una casa di proprietà) possono comunque effettuare tale scelta utilizzando l'apposita scheda allegata allo schema della certificazione unica dei compensi (CUD). Tale scelta può essere fatta, ovviamente, solo per una delle sette istituzioni beneficiarie.
La ripartizione tra le istituzioni beneficiarie però avviene in proporzione alle scelte espresse. Vale a dire cioè che se un contribuente appone la propria firma, ad esempio, nel riquadro corrispondente alla "Chiesa valdese" egli in realtà non sta destinando il proprio otto per mille ai valdesi ma sta semplicemente "votando" per quella istituzione. Lo Stato poi, dopo aver raccolto l'intero gettito IRPEF di tutti i contribuenti italiani, attribuirà ad ogni istituzione beneficiaria l'otto per mille dell'intero gettito IRPEF nazionale secondo la percentuale dei "voti" espressi. C'è da sottolineare però che la mancata formulazione di un'opzione non viene presa in considerazione: l'intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse. Ciò però si traduce in una ripartizione che privilegia quella istituzione che raccoglie più preferenze e penalizza quelle istituzioni che hanno ricevuto meno preferenze.
In virtù di questo meccanismo la Chiesa cattolica, nel corso degli anni, avendo ricevuto circa il 30% delle preferenze espresse è riuscita ad incassare circa il 90% dell'intero gettito IRPEF di tutti i contribuenti italiani. Una cifra elevatissima: più di un miliardo di euro l'anno.
Inoltre la Chiesa cattolica destina la stragrande maggioranza dell'otto per mille che riceve per le esigenze di culto e per pagare gli stipendi ai sacerdoti, mentre meno del 20% del suo otto per mille viene destinato direttamente ad iniziative caritatevoli. Non c'è dubbio che molti sacerdoti con la loro attività svolgono un ruolo molto importante nella società a favore soprattutto dei soggetti più deboli.
Non è giusto però che non ci sia una corretta campagna di informazione su questo meccanismo.
Quindi, per riepilogare, se un cittadino vuole destinare il suo otto per mille alla Chiesa cattolica ha tutto il diritto di farlo ma se un cittadino NON vuole che il proprio otto per mille finisca alla Chiesa cattolica deve sapere che l'unico modo per evitare questo è apporre la propria firma all'interno di un'altra casella relativa ad un'istituzione diversa dalla Chiesa cattolica. Questo vale sia per coloro che sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi sia per coloro che sono esonerati ma che comunque hanno ricevuto dal proprio sostituto d'imposta il modello CUD.
Infine non bisogna confondere l'otto per mille con il cinque per mille. In quest'ultimo caso però il meccanismo di attribuzione delle quote in favore dei beneficiari è del tutto chiaro: io destino il mio cinque per mille a quell'ente beneficiario che ho indicato nell'apposita scheda.








